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La difficile sorte delle Province. Scoperti 7miliardi e mezzo di sprechi.

Giugno 30
12:07 2012

CASTIGLIONE-zingarettiLa notizia è davvero una bomba in un periodo in cui si fanno le pulci a tutti gli enti locali. Ebbene la bellezza di 3127  consorzi ed enti strumentali delle Regioni, Province e comuni,  tutti soggetti giuridici dotati di consigli di amministrazioni e apparati burocratici  costano ogni anno al Paese oltre sette miliardi di euro, di cui due miliardi e mezzo per pagare gli amministratori. Si tratta di organismi creati dagli enti locali che realizzano servizi svolti da Regioni, Province e Comuni. A denunciare lo scandalo è l’Unione Italiana Province, che l’ha inviata, illustrandola in dettaglio, in una lettera aperta, pubblicata a pagamento dai giornali nazionali, tra gli altri il Corriere della Sera.  La lettera dell’Upi,firmata dal Presidente, Giuseppe Castiglione, e dai Presidenti delle province di Roma (Nicola Zingaretti, Firenze (Andrea Bardicci), Milano (Guido Pofesta’), Brindis (Masimo ferrarese) e Torino (Antonio Saitta), rappresenta una svolta virtuosa perché per la prima volta invece che mettersi di traverso e basta, e alzare un muro contro ogni tentativo di ridurre i costi e gli apparati politici e le burocrazie parassitarie, costituisce una forma di concreta collaborazione fra organi dello Stato. Da criticare però la scelta di inviare una lettera al Presidente del Consiglio attraverso una onerosa pagina del Corriere della Sera che sicuramente è stata pagata  dai contribuenti italiani. Il mezzo scelto, la costosa lettera aperta, limita la virtù del gesto, ma non ne elimina gli effetto. Non si potrà ignorare la denuncia ed i suoi sorprendenti contenuti.  Per inciso diciamo che ad esempio la Provincia Regionale di Ragusa  versa all’UPI qualcosa come 80.000 euro l’anno. NOn sappiamo se la quota è proporzionale alla popolazione o è una per tutti ma sommando le oltre 100 province italiane con 80,000 euro ciacuna si fa una bella cifretta capace non solo di pagare presidenti e componenti del direttivo ma anche consiglieri regionali etcv etc.. Ma dicevamo lo spirito è buono e l’Upi fa sapere a Palazzo Chigi, e mentre ch c’e’, a tutti gli italiani che leggono i giornali, che per quanto li riguarda, sono disposti a dare una mano, promettendo risparmi per cinque miliardi, oltre che suggerimenti per altri sette. I 3127 consorzi ed enti strumentali, sostiene l’Upi, sono un elenco di “sigle improbabili, strutture create dal nulla, spesso per spartire poltrone e gestire potere, rappresentano le stanze segrete della politica, di cui i cittadini ignorano perfino l’esistenza anche se sono loro, con le tasse a finanziarle e tenerle in vita”. Una requisitoria impietosa e, tutto sommato, assai interessante per chi  – il Ministro Giarda e il commissario Enrico Bondi – si occupa della revisione della spesa e chiede la collaborazioni di tutti attraverso segnalazioni mirate e concrete.

Al fine di essere “creduti” e non restare alla denuncia degli sprechi altrui, Castiglione, Zingaretti, ferrarese, Saitta, Podestà e Barducci mettono nero su bianco sulle loro volontà di risparmio, proponendo una autoriforma che farebbe abbassare di ben cinque miliardi di euro i costi delle amministrazioni provinciali attraverso la riduzione delle province, l’istituzione delle città metropolitane e la riorganizzazione degli uffici territoriali dello Stato (Questure, Prefetture ecc).

Su un punto, tuttavia, non intendono fare passi indietro: conservare le “garanzie ai cittadini di un potere democratico di controllo dell’operato degli amministratori pubblici”. Tradotto, significa che le consultazioni elettorali per eleggere i presidenti ed i consigli provinciali vanno mantenute, ad esse non si può rinunciare perché sarebbe un arretramento degli spazi di democrazia. Ma e’ proprio dalle urne che il decreto “Salva Italia” parte per ridimensionare le province, prevedendo elezioni di secondo grado ed un “dimagrimenti” dei consiglieri e delle giunte provinciali.  Avessero fatto un altro passo sul percorso virtuoso, Castiglione, Zingaretti e gli altri si sarebbero guadagnati la gratitudine degli italiani. Sono rimasti, invece, a metà del guado, salvando gli apparati politici che ruotano attorno alle campagne elettorali ed alle segreterie dei rappresentanti delle istituzioni. In soldoni un altro miliardo di euro.

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